A casa tutto bene Brunori Sas

fonte articolo e foto – rollingstone.it – giulia cavaliere

Se c’è una cosa che ci deve proprio piacere mentre siamo da queste parti è cambiare idea, anzi, permettere a un’idea di fare spazio a un’altra e poi a un’altra ancora, evolversi, trovare una dimensione diversa di fronte all’esplorazione delle possibilità. Non ho mai nascosto di avere qualche problema a considerare Brunori come una voce narrativa e poetica interessante del nuovo cantautorato italiano e di faticare a tenere insieme i suoi “nananà” e le sue melodie sempre un po’ percepite senza sfida, senza nervi scoperti. Qua, però, è diverso, ed è bello poterlo dire. Stupirsi di fronte a un lavoro completo, arrangiato con una cura rara di questi tempi e strutturato (bene) intorno a canzoni in grado di esistere, farsi ascoltare nel loro strato melodico, certo, ma anche farsi scoprire piano, emergere. Questo, immagino, devono fare le canzoni: darti qualcosa immediatamente che ti faccia desiderare di scoprirle, di dire “prego, c’è spazio, vi voglio qui” e poi lasciarle lì, ad animare le nostre vite che non sono solo falò e baci, ma soprattutto specchi opposti (come avrebbe messo Panella in bocca a Battisti), contrasti attraenti. Oltre le ingenuità del titolo e gli episodi un po’ esili come Colpo di pistola, ci troviamo di fronte a un buon lavoro, un passo decisivo in una carriera che ha scelto di non accettare la comodità degli illusori allori dell’indie. Un autore che cerca Dalla nelle sue corde, ma trova se stesso: arrangiamenti Oltremanica, elettronica, calore e fiati che sembrano tenere insieme al meglio anche gli episodi più riusciti della musica italiana di oggi (Iosonouncane, per esempio).

 

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