Il Punto a “Croce”

“Il Punto… a CROCE”
Editoriale a cura del Nostro Direttore Giornalista
STEFANO CROCE
Numero 35 del 25/05/17
NEL RADAR LE NOSTRE MIGLIORI COSE

Loro sono quelli che buttano i bambini nelle impastatrici e li mandano a scuola di decapitazione, i pervertiti che in Algeria massacravano le ragazzine senza velo.

Noi siamo quelli che cantano la ballata di Saffie Rose. Otto anni, orecchie da coniglio. Quella meravigliosa creatura con un filo di rossetto è il loro capolinea.

Più in là non possono spingere, perché manca loro il coraggio di sfondare il vetro di un reparto maternità.

Abbiamo in mente un ritmo pazzesco, assordante. Stiamo mettendo su un coro che li terrà svegli la notte.

Spareremo decibel di speranza ed allegria e se serve anche altro perché a questo punto se piangiamo non fa niente.

I bambini, gli adolescenti, le famiglie. Avete fatto a pezzi tutte le cose buone e belle attorno a cui ruota la parte migliore della vita.

Manchester come Idlib, come il villaggio di Bekkar. Nessuna differenza, in tutto il mondo i bambini sono meravigliosi, perché fanno le cose per la prima volta e fanno di tutto perché riesca bene.

Per riaverci dall’orrore però a noi piace stare spesso in mezzo ai più piccoli e ricalibrarci sul loro tempo. Li portiamo vedere i cavalli, a cercare conchiglie. Grazie a loro torniamo con le scarpe sporche e il cuore pulito.

E sarebbe stato bellissimo andare al concerto con Saffie Rose per vivere l’eterno presente di quella sua prima volta. È per lei e le altre che cantiamo.

Piccole donne libere a un concerto pop, quanto di più intollerabile per chi all’infamia unisce il trauma sessita. Il cambio di obiettivo modifica per forza la reazione.

Fu strage di innocenti a casaccio al Bataclan, nessuno ha dimenticato le scarpine abbandonate sulla promenade di Nizza. Stavolta è diverso.

L’affondo deliberato nel cuore più morbido che abbiamo fa talmente male che tornerà indietro a loro.

Eccoci qui, addolorati e pazienti, a promettere: non smetteremo di mandare i nostri figli ai concerti o di cantare per loro. Anche se quelli vogliono farci paura sappiano che anche noi non scherziamo. Non più.

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