Il punto a ” Croce “

Premesso che sono tutto tranne che “antitecnologico” e spesso trovo altramente istrutivo, oltre che ludico, l’utilizzo dei nuovi dispositivi e media (ne ho fatto un lavoro in più!)…

Ma forse il “Problema” non è che i nostri ragazzi (sempre più giovani, anzi piccoli!) vivano attaccati allo smartphone , il problema è che vivendo attaccati all’iPhone così come agli iPad ed alle consolle c’è il fondato sospetto che i nostri ragazzi perdano un po’ alla volta ma inesorabilmente buona parte di quelle facoltà che più configurano l’intelligenza: la fantasia, la manualità, lo spirito critico.

Tutto si consuma nell’attimo, nel brevissimo periodo di un eterno presente, nella scia di una qualche emozione passeggera e sempre dibattendosi sulla superficie delle cose.

Esistenze elementari che si esprimono in una lingua sempre più basica. Esistenze estroflesse, in apparenza condannate alla fine di Narciso: innamorati della propria immagine fino a, simbolicamente, morirne annullandosi in essa.

Che i più giovani appartengano alla massa o alla cosiddetta élite non fa più alcuna differenza. Hanno le stesse tendenze, lo stesso stile primitivo e la medesima dipendenza dal Web.

Dipendenza fisica, dipendenza psicologica. Tutti drogati come cocainomani. Tutti, democraticamente, caduti nella medesima Rete.

Convinti d’essere liberi, ma come mai prima omologati e prigionieri. Limitati. Perciò il dubbio attorno al quale dibatteremo con riflessioni e interviste da oggi sarà: stiamo forse allevando generazioni di ‘dementi digitali’?

L’espressione non vuol essere offensiva. È il titolo di un libro scritto da uno psichiatra tedesco, Manfred Spitzer, che ha studiato con piglio scientifico i danni che l’abuso dei mezzi digitali produce su cervelli ancora in formazione.

Messa così, suona sgradevole. Ma negare il problema non è il modo migliore per coltivare il futuro dei nostri figli.

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