Il punto a “Croce”

“Il Punto… a CROCE”
Editoriale a cura del Nostro Direttore Giornalista
STEFANO CROCE
Numero 54 del 26/06/17

“Non sempre ogni lasciata è persa, anzi!”

Da Lucio Quinzio Cincinnato – politico romano del 400 A.C. – in poi, chi lascia al culmine del proprio successo suscita sempre un moto di sgomenta meraviglia in noi comuni mortali.

Abbandonare la fama, la gloria, spesso anche i soldi, per ritirarsi a vita privata contraddice tutti i dogmi della civiltà in cui viviamo, dove l’affermazione è confermata da riscontri oggettivi e non da soddisfazioni intime.

La decisione di Daniel Day-Lewis di abbandonare le scene segue di pochi mesi quella di Nico Rosberg, che annunciò di lasciare la Formula Uno subito dopo la vittoria in uno dei campionati più prestigiosi e più difficili.

Nel mondo dello sport c’è chi si attacca alla maglia, al volante, al manubrio, fino all’ultima scintilla di competitività – leggi Schumacher, Valentino Rossi, Totti – e chi invece preferisce spegnere le trasmissioni proprio quando il pubblico lo acclama.

Giusto per fare qualche nome, ricordiamo i luminosi esempi di Bjorn Borg, Mark Spitz, Rocky Marciano, Nadia Comaneci, Michael Jordan, se vogliamo anche Michel Platini – che si ritirò a 32 anni – ma avrebbe potuto proseguire, eccome!

Non sono solo sportivi, però, quelli che hanno avuto il coraggio – chi dice la vigliaccheria – di chiudere la porta in faccia alla fama.

Tra gli scrittori possiamo ricordare J.D. Salinger, celeberrimo quanto schivo autore del “Giovane Holden”.

O lo scacchista Bobby Fischer che, dopo aver sconfitto Spassky nel famoso incontro del 1972, non volle mai più concedere la rivincita e si rifugiò in Islanda in una torbida vicenda di anatemi politici.

Passando al cinema, impossibile non citare Greta Garbo, che si ritirò a soli 36 anni.

Cosa si annidi nell’animo di queste aquile che rinunciano al volo è un mistero per raffinati psicologi.

Il timore di non essere più all’altezza delle proprie imprese … qualcuno avrebbe scommesso che Rosberg potesse rivincere il titolo di F1?

Oppure il desiderio di passare all’immortalità attraverso un “beau geste” memorabile più di cento vittorie, la stanchezza, la voglia di godersi successo e fama senza lo stress che comporta, la brama di assaporare il gusto di una vita ordinaria?

In ogni caso ci vuole coraggio, e parecchio.

Fin da bambini siamo programmati non solo per ottenere il massimo, ma per aggrapparcisi come mitili agli scogli – l’esempio più luminoso viene dai politici: difficile citare così, a memoria, qualcuno che rinunciò spontaneamente al potere, anche De Gaulle e Churchill ci misero parecchio.

Dunque, chapeau! La rinuncia è la manifestazione più ardua della volontà umana.

Ogni lasciata è guadagnata.

direttore@provideosc.it

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