Il punto a “Croce”

Editoriale a cura del Nostro Direttore Giornalista Stefano Croce
Numero 09 – 12/04/17

La perfezione è qualcosa di semplice, quasi rotondo, chiaro e limpido come l’acqua. E la Juventus, appunto, realizza la sua partita perfetta. Come quelle così definite negli USA QUANDO a bowling di fanno 300 punti.

Ecco che i bianconeri, giocando a calcio, hanno siglato 3 gol (a zero, soprattutto a zero) alla squadra più forte che potessero incontrare, il Barcellona.

Un risultato che potrebbe valere la qualificazione in semifinale e la fine di un’epoca, quella appunto della formidabile squadra catalana, tre Champions vinte in un decennio e un segno profondo, indelebile nella storia del calcio moderno.

Scriviamo “potrebbero” solo perché il Barça, all’altro giro, come sanno anche i sassi, ne aveva presi 4 a Parigi ma era stato capace di segnarne 6 al Camp Nou, la tana in cui i bianconeri scenderanno mercoledì prossimo.

Ma escluderemmo che la Juve possa fare la fine del Psg. La fine, semmai, è una parola che si può già avvicinare (con cautela, certo) al Barcellona senza apparire blasfemi.

E’ stata la notte di tutti, ma più di tutti di Paulo Dybala, colui che aveva detto “non sono Messi” e che stavolta, infatti, l’ha superato di netto. Se il grande argentino è rimasto ai margini, l’argentino del futuro ha segnato due gol stupendi ed è stato inarrestabile, perfetto lui pure come la partita bianconera. Oltre alla grazia di Dybala, il terzo gol del grezzo ma utilissimo Chiellini è quasi un simbolo, sta a significare che le cattedrali le costruiscono gli architetti ma le pietre le portano gli operai. E dentro la Juve di Allegri c’è di tutto, manovalanza e genio.

Non c’è stato un solo istante della partita in cui il Barcellona desse l’idea di somigliare al ricordo di sè, eccetto quando Iniesta ha obbligato Buffon ad estrarre la terza mano per parare quel tiro che pareva già gol. Ma prima, e poi, non c’è stata gara. Torino è una piccola Parigi e il senso della caduta catalana è lo stesso, due schianti simmetrici in Francia e in Piemonte ed è difficile che, di nuovo, i blaugrana realizzino l’impresa impossibile, l’estremo miracolo al ritorno. Anche perché la difesa bianconera, la migliore d’Europa (soltanto 2 gol presi dall’inizio del torneo) andrà al Camp Nou poggiando sulle consuete basi, pilastri di cemento armato.

La bravura della Juve è stata isolare i tre grandi attaccanti del Barcellona, rendendo inoffensivi Suarez e Neymar e poco più che accademico Messi. Il Barca spezzato in due, a quel punto, ha vagato su campo, privo di un vero regista o almeno di uno che nel mezzo sapesse smistare il pallone (Busquets era squaificato), e persino un cattedratico come Iniesta è sembrato debole e solo, devitaizzato. Infine, la difesa blaugrana ha confermato tutti i limiti che si sospettavano, concedendo molta solitudine a Dybala, implacabile.

Un capolavoro di equilibrio e intensità, la Juve, che stavolta ha alternato grande bellezza ed estrema praticità, divertendo come un circo Barnum (smentito Allegri?) ma senza un solo attimo di accademia.

Sarà difficile fermare questo squadrone da qui a Cardiff, la città gallese della finale di Champions , il di 3 giugno.

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