Robbie Williams, 25 anni da icona del pop

fonte articolo e fot – rollingstone.it – filippo ferrari

Il cantante che voleva essere come i Radiohead ci ha parlato del nuovo disco, della sua famiglia e di quanto stia bene in questo periodo, «merito anche dei farmaci giusti»

Sarò sincero: quando ho ascoltato per la prima volta Party Like a Russian, il primo singolo da Heavy Entertainment Show, 12esimo studio album di Mr. Robbie Williams, sono rimasto spiazzato. Un po’ perché mi aspettavo una superhit martellante, e un po’ perché mi aspettavo qualcosa che suonasse un po’ più 2016.

Invece Robbie ha scelto di tornare con un pezzo che alcuni hanno trovato pieno di stereotipi, ve ne abbiamo parlato qui, e che non ha sicuramente brillato nelle chart. Scelta sbagliata? Forse, ma non importa. Perché del ritorno dell’ex Take That hanno parlato tutti. Ma soprattutto perché Robbie è uno che, quando sbaglia qualche mossa (vedi l’album Rudebox del 2006), si rialza senza troppi problemi. E la prova è in questo disco, con cui finalmente è tornato a collaborare con Guy Chambers, fratello artistico grazie al quale ha sfornato le sue maggiori hit, da Angels a Feel passando per Let Me Entertain You: «Dopo i primi cinque album sentivo la necessità di cambiare, di non scrivere più hit, di sperimentare. Ho provato a demolire tutto per poi ripartire. Sapevo che io e Chambers saremmo tornati a fare cose insieme, ma non sapevo quando. Ora era il momento di tornare a fare quello che le persone volevano da me, e senza Guy non sarebbe stato lo stesso».

Ieri sera Robbie è stato ospite di X Factor per presentare Love My Life, il nuovo singolo, e noi l’abbiamo incontrato. Alla conferenza stampa organizzata al Principe di Savoia di Milano, ad attenderlo c’erano decine di fan. No, non solo over 30. Durante i 40 minuti di interviste Robbie ha parlato di tutto, partendo dalla sua nuova vita da padre e marito: «sono finalmente felice di quello che sono e di quello che faccio. Quando ho iniziato volevo essere come i Radiohead. Mi sono chiesto a lungo perché non potessi essere come loro, poi ho finalmente capito quello che sono. Nelle mie vene scorre il cabaret, lo show. Quando capisci chi sei torni ad essere sereno». Merito della famiglia, di una maturità diversa e anche di alcuni farmaci, come ammette scherzandoci su.

Una carriera iniziata a 16 anni e ora, che di anni ne ha 42, Robbie non si chiede più perché le persone continuino ad ascoltare la sua musica: «A volte penso che sia tutto un sogno, qualcosa di non reale. Come in un episodio di Black Mirror. Ma cerco di non fare troppo questi pensieri, rovinano la salute». Rimpianti? «Tantissimi, non credo a chi dice di non averne. Uno su tutti: non avrei mai dovuto rappare».

A sancire il suo ruolo da King del Pop è arrivato pochi giorni fa anche il Brit Icon Award, vinto in precedenza solo da David Bowie e Elton John: «Un onore grande, ma cerco di non pensarci. Ho sviluppato la tendenza a non dare troppo peso ai complimenti, può essere pericoloso». Insomma, a far figli si diventa riflessivi. Ma Robbie rimane uno giovane, sempre e comunque. Merito anche di quel di botox che ha ammesso di essersi iniettato in fronte. E ragazzi, ve lo garantisco: quella fronte è davvero perfetta.

Leave a Comment

Rate this by clicking a star below: