IL REPORT DEL CONCERTO DEI BIFFY CLYRO A MILANO

fonte articolo e foto – rockol.it – redazione musica

 

Che sul palco del Teatro Dal Verme, nel centro di Milano, a pochi passi dal Castello Sforzesco, sarebbe salita una band che poco ha a che fare con uno spazio di questo tipo era chiaro sin dall’apertura della sala, quando un pubblico giovane e spettinato ha iniziato ad affollare le file dell’elegante struttura meneghina. Qualcuno indossa la maglietta dei “Biffy fuckin’ Clyro”, qualcun altro non sembra avere alcuna intenzione di mettersi a sedere, quasi per principio: un concerto degli alt rockers scozzesi non è esperienza da vivere composti in un sedile numerato. Alla fine, anche chi era abituato a uscire grondante di sudore dai live del trio si fida dei suoi beniamini e prende posto: stasera tutti sanno che le cose sono un po’ diverse dal solito.

I Biffy Clyro, che sono passati dal Belpaese per l’ultima volta nell’estate del 2017, sono, infatti, alle ultime date del loro “MTV Unplugged Tour”, una manciata di live che la formazione capitanata da Simon Neil ha predisposto per i palchi europei a supporto del suo ultimo lavoro, l’acustico “MTV Unplugged: Live At Roundhouse London”, uscito lo scorso mese di maggio, che ripropone i brani che il gruppo ha eseguito nella cornice del celebre format targato MTV nel novembre 2017 alla leggendaria Roundhouse della capitale britannica. Di quel live Simon Neil e i fratelli Johnston si portano dietro non solo lo spirito ma anche, come avevano promesso, la fitta vegetazione che ricopriva il palco del club circolare di Camden Town. Ed ecco dunque che la postazione che attende i Biffy Clyro è ricoperta da arbusti e foglie, mentre un grande albero svetta dietro la batteria e si prepara ad accogliere sotto i suoi rami la band, che poco dopo le 21 fa il suo ingresso nella versione messa a lucido che non siamo abituati a vedere e difficilmente ancora rivedremo. Il primo shock sono i capelli corti – okay, avevamo visto le foto, ma dal vivo è un’altra cosa – di Neil; il secondo il suo completo bianco, quello blu del bassista James Johnston e la camicia dell’altro Johnston, il batterista Ben; il terzo l’assenza di chitarre elettriche, com’è normale che sia per un set acustico, ma che è ugualmente difficile da accettare se la band che va ad esibirsi porta il nome di Biffy Clyro.

Non è solo il terzetto, che sul palco del Dal Verme è accompagnato da un pianoforte, da una seconda chitarra e da un violoncello. Occasionalmente anche l’armonica e lo xilofono, laddove presenti nell’album, entreranno a fare parte delle architetture sonore del gruppo, arrivato tutt’altro che impreparato al suo appuntamento nella Penisola. Dopo aver rotto il ghiaccio con “The Captain” e i suoi uoh-oh-oh-ooooh, la scaletta incede proponendo in buona parte la tracklist dell’“MTV Unplugged”, con alcune aggiunte come l’adrenalica “Saturday Superhouse” e “As Dust Dances” – “questa è per i fan old school”, chiarisce Neil -, entrambe contenute in “Puzzle”. Ma ci sono anche “Different People” (da “Opposites”), “The Rain” (da “Similarities”), “Justboy” (da “Blackened Sky”) e il pezzo, “Adored”, che la formazione di Kilmarnock presenta come un’anticipazione del nuovo album in arrivo e che il leader del gruppo interpreta senza i due compagni, sostenuto però dal suono del pianoforte. Il terzetto si muove nello spazio assegnatogli, inventando nuove disposizioni, movimentando un live che non pecca comunque di un solo momento di monotonia: Neil, prodigo di smorfie d’intesa, passa da una zona all’altra del palco; tutti cambiano spesso strumento; i fratelli Johnston abbandonano basso e batteria per dedicarsi solo alle seconde voci. I tre scambiano battute con il pubblico – ma soprattutto tra loro -, senza lesinare sorrisi e risate: lo spazio, poi, è talmente raccolto, specie per le prime file, che qualsiasi confine sembra venire a mancare. L’impressione è suggellata dal bis, che merita una menzione a parte: dopo il primo dei tre pezzi di chiusura, “Friends And Enemies”, la band chiama i presenti ad avvicinarsi il più possibile per quelle che saranno le ultime due canzoni della serata. Se già era stato difficile contenere l’energia del pubblico – da tempo a braccia alte, da tempo in piedi tra i sedili, da tempo pronto a sostenere la band con cori degni della più affezionata base di fan – dei Biffy Clyro, dopo l’invito della triade Neil-Johnston- Johnston a lasciare le proprie postazioni la differenza tra il Dal Verme e Glastonbury sta solo nei numeri. Fino alle ultime note, quelle intonate dall’intero teatro radunatosi intorno ai musicisti scozzesi, l’acustica è tanto perfetta da sembrare musica incisa.

I raffinati giochi di luci che hanno rivestito l’intera serata si ammorbidiscono riportandoci alla normalità e la sala esce dal buio dopo l’ultimo applauso alla formazione. Se è vero che “è la prima volta che facciamo una cosa del genere e probabilmente sarà anche l’unica”, come ha detto Neil dal palco, la speranza è che i Biffy Clyro siano dei grandissimi bugiardi. Dei Biffy fuckin’ Clyro.

 

Erica Manniello

 

Scaletta:

The Captain
Biblical
Saturday Superhouse
Re-Arrange
Drop It
Black Chandelier
As Dust Dances
Folding Stars
Different People
Different Kind Of Love
The Rain
Mountains
Adored
Opposite
Justboy
Medicine
Small Wishes
Bubbles
Machines

BIS

Friends And Enemies
God & Satan
Many Of Horror

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